Da 25 anni vive ormeggiato in una rada turca a bordo di un rugginoso ketch che si è costruito da solo, circondato da un’immensa biblioteca. E ci racconta perché ha deciso di vivere in barca a vela da solo, con 50 euro al mese. Ma non chiamatelo eremita

di Giorgio Daidola

L’ho incontrato in agosto, in una delle più belle baie della Turchia. Alain, 60 anni ben portati, fisico asciutto, vive in questa baia da 25 anni, su di un ketch in acciaio di 12 metri, costruito con le sue mani sulla costa atlantica francese, dove è nato e vissuto, prima di prendere la grande decisione di partire. Mi ha raccontato perché ha deciso di vivere in barca a vela.

AVEVO BISOGNO DI ESSERE LIBERO

“Ero ingegnere. Un giorno ho capito che avevo un gran bisogno di libertà, di provare ad andare lontano su di una barca a vela. Così, ho costruito questa barca d’acciaio e l’ho chiamata Fraternitas, in nome degli ideali della mia generazione”. Fraternitas era nata per le dure navigazioni ma ora, dopo 25 anni ferma in questa baia, ha un aspetto fatiscente, la ruggine sembra volerla divorare. Con Fraternitas, Alain è partito 30 anni fa, lasciando alle spalle una moglie e due figli maschi. “Non potevo rimanere, avevo troppo bisogno di cercare la mia libertà. Per questo ora non ho un vero rapporto con i miei figli. Vivere in barca ha un prezzo”.

VIVERE IN BARCA A VELA
UN LUOGO SEGRETO Fate attenzione, quando navigherete lungo le coste della Turchia. Magari in fondo a una rada vi capiterà di vedere una barca azzurra, con un ombrellone in pozzetto: lì potreste incontrare Alain.

VITA DI COPPIA

Alain, hai avuto altre compagne dopo tua moglie?
“Sì, ho avuto altri legami. Le donne sono sempre state una parte importante della mia vita, anche se con l’età si diventa sempre meno appetibili e gli incontri si fanno quindi più rari. Proprio per questo però sono ancora più belli”. Sei partito da solo? “Sono partito con una fidanzata inglese ma siamo arrivati soltanto in Senegal…”
Alla tua fidanzata piaceva stare in barca?
“Sì, le piaceva, ma mi convinse a fare dietro front per venire qui, nell’Egeo, nel più bel mare del mondo. Devo ammettere che non aveva torto. Queste isole, queste coste, sono il non plus ultra, o almeno lo erano”.
GLI SVANTAGGI: TROPPI TURISTI IN ESTATE
“Ci sono troppe barche, troppa gente – mi spiega Alain. – Il turismo di massa è arrivato anche qui. Questa baia però, di cui ti prego di non scrivere il nome, è perfetta. Non voglio che si sappia dove sono perché non amo farmi pubblicità, voglio vivere tranquillo e inosservato. Oltre essere la più bella, questa baia è anche la più sicura che io conosca. È meglio di un costoso porto. Qui io e Fraternitas viviamo in pace tutto l’anno, eccetto luglio e agosto quando ci siete voi turisti… Con i turisti non riesco a legare. Arrivano con barche sempre più grandi e moderne, si chiudono dentro con impianti di aria condizionata che non ti lasciano dormire, escono solo per fare il bagno, mangiano e bevono e vanno via senza cercare altro”.

IN BARCA LEGGO E NON VIAGGIO, MA NON MI ANNOIO

“Ti sembrerà strano, ma sono soddisfatto della scelta di vivere in barca e il tempo passa sin troppo velocemente. – continua Alain. – Dedico molto tempo alla lettura. Ho più di 1000 volumi in barca. Due soli sono storie di vela: un’edizione rara, impreziosita da disegni, dell’opera di Slocum e il primo volume scritto da Moitessier. Sono più che sufficienti per capire cosa significa andar per mare”.
Non navighi mai. Una barca però non è una roulotte galleggiante…
“Oggi non ha più senso viaggiare. Negli Anni ’70, quando viaggiavo si scoprivano mondi diversi. Oggi tutto è uguale, già visto, omologato, inquinato, regolamentato. Per questo non viaggio più. Vado solo al più vicino porto in Turchia per rinnovare il documento di navigazione”.
Se il piacere di viaggiare non esiste più perché continui a vivere su di una barca?
“Perché così mi sembra di fuggire dai mali del mondo. Mi piace vivere sull’acqua, senza usare territorio. Producendo con il sole l’energia che mi serve.

VIVERE CON 50 EURO

“Le nuove tecnologie permettono di vivere consumando veramente poco – spiega Alain. – Io vivo con 50 euro al mese. Se cammini oltre la mulattiera dietro il ristorante, scoprirai una stupenda radura, che spazia sul mare aperto… Lì vivono alcune famiglie, di caccia e di pesca, di un po’ di agricoltura. Vivono di niente, come me. Faccio un po’ da medico-stregone in questa piccola comunità. Ho scoperto di essere capace di trovare il punto giusto dove scavare un pozzo per l’acqua, senza la quale sarebbe impossibile vivere qui”.
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