Le isole Baleari sono la meta ideale di un viaggio in barca a vela. Vi proponiamo un itinerario tranquillo nell’arcipelago spagnolo, per scoprire il volto nascosto delle isole del divertimento

di Stefania Mattioli

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UN ANGOLO DI CARAIBI Il lungo istmo di sabbia bianchissima che collega Espalmador e Formentera, nelle Baleari: incredibile la sensazione di luce che regala il contrastro tra la sabbia e il mare turchese.

Sballo, discoteche e notti brave? No, le Baleari sono molto altro: natura e silenzio, tramonti immensi e colorati, fiordi austeri, quasi nordici. Il vento poi ha orari regolari, difficilmente improvvisa buriane e la notte concede sonni tranquilli. Ecco perché Minorca, Maiorca e le altre isole formano un itinerario ideale per un viaggio in barca a vela. Tra accadimenti poco avventurosi ma assai pacificanti, ho provato una sensazione di quelle che “non pensavo capitasse proprio a me”: il desiderio di rimanere a bordo, perché la barca è l’unico luogo dove si ha voglia di stare. Alla giusta distanza dal resto del mondo.

INIZIA IL VIAGGIO: ROTTA SU MINORCA

Mahon

Ritrovare la barca a vela dopo l’inverno mette di buon umore. Basta un gesto banale come togliersi le scarpe, abbandonarle sul molo, per sentirsi in vacanza. Anche se il cielo è color del piombo per una perturbazione che arriva da sud, respiro il mare e mi sento a casa. Sul molo di Mahon passeggio mollemente, distratta dall’euforia che precede la partenza. Un filare di ristoranti colorati e rumorosi, le case bianche da un lato e decine di alberi che dondolano sull’acqua dall’altro. Mi godo il nulla di una notte seduta sul ponte umido, in attesa di prendere il largo.

Cala Teulera

La prima notte è quasi insonne, trascorsa a sistemare le mille cose fuori posto per reimpossessarsi di tempi e spazi nautici. L’alba arriva in fretta, violacea e vaporosa. È ora. Sciolgo le cime con il timore che il piacere adrenalinico della partenza abbia perso l’intensità della prima volta. Per fortuna non è così. Appena lo scafo acquista l’acquatica autonomia, corpo e mente si aprono all’esperienza del viaggio e la sensazione dominante è qualcosa che molto somiglia alla felicità. Poche miglia per approdare nella placida rada di Teulera, disabitata e silenziosa. Calo l’ancora, che tiene al primo colpo, e mi godo la vista della fortezza-lazzaretto, imponente costruzione che caratterizza il golfo.

Cala Es Grau

Faccio rotta su Cala Es Grau, riserva naturale che contiene la più vasta laguna di acqua dolce dell’arcipelago. Le meraviglie di cui ho letto trovano conferma al primo avvistamento. Mare turchino, fondali di sabbia come borotalco, rocce scure disegnate dal vento. È deciso: da qui non mi muovo. Due giorni di sole, bagni cristallini ed escursioni con il tender. Il paesino in fondo al golfo è davvero grazioso: piccole case con i tetti di tegole bianche e minuscoli cortili, verdissimi e fioriti. Spesa e pesce appena pescato acquistato dal peschereccio. Profumi e sensazioni ormai note che risvegliano i sensi sopiti, i piccoli desideri e la gioia di giornate fatte della metà di niente.

Fornells

Il mare indossa i merletti, creste bianche all’orizzonte. Lascio Es Grau, “il paradiso perduto” e ne ho già nostalgia. Il vento si fa via via più intenso e le onde ripide e frettolose: cercare riparo sembra l’unica soluzione. È così che approdo nel fiordo di Fornells. Scendere a terra è una necessità: la cambusa langue. Ad accogliermi è un paese vestito a festa, con mille bandierine che coprono il cielo dei vicoli. La sagra incombe e i banchetti sono in allestimento. Mi aggiro a curiosare mentre il sole inonda ogni cosa di quella luce arancio, quella che addolcisce le asperità, che rende tutto bello, che fa camminar sospesi da terra.

Cala Pregonda

La destinazione di oggi crea grandi aspettative. Cala Pregonda affaccia su un golfo difficilmente raggiungibile da terra, immune alla contaminazione turistica. Nascosto da uno scoglio cospicuo, appare il sito prescelto e l’entusiasmo cresce come panna montata. Non c’è nessuno: spiaggia, rocce, alberi e mare ti fan venir voglia di mettere radici. La delusione arriva improvvisa. Da un’occhiata più attenta all’acqua noto un inquietante affollamento di piccole meduse viola (molto urticanti). Da non credere: come rinunciare al bagno tanto agognato? E alla notte solinga già pregustata? Dopo un breve consulto, a malincuore, prendo di nuovo il largo, scendere in acqua e a terra è rischioso. Non rimane che proseguire, destinazione ignota.

Ciutadella

La costa nord di Minorca non offre ridossi, è necessario proseguire sino al primo approdo, ad ovest dell’isola. Entrare nel fiordo di Ciutadella è molto gradevole: vegetazione rigogliosa e spettacolo architettonico degno di nota. L’antico borgo peschereccio, fondato dai cartaginesi, è stato per secoli capitale dell’isola. Il molo è affollato e l’unico ormeggio disponibile decisamente fuori budget. In assenza di alternative tocca accettare. Camminare per le strade lastricate della città “Vecchia e Bella” è però seducente, soprattutto al tramonto, quando le pietre si fanno avorio e oro. La Cattedrale con il bestiario celeste, la piazza con un concerto per sole chitarre e la visita al forno più antico dell’isola sono tutta la mondanità possibile. Cena nell’osteria defilata: tapas, salumi speziati, pane e succo di pomodoro. L’indomani colazione alle Ses Voltes e visita al mercato del pesce: seppie, aragoste, gamberetti e granchi rossi. Ora che la cena è assicurata, non rimane che salpare.

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IL FASCINO DISCRETO Una vegetazione rigogliosa e uno spettacolo architettonico degno di nota accolgono le barche nel porto canale di Ciutadella, antica capitale di Minorca.

SECONDA TAPPA: IN BARCA A VELA VERSO MAIORCA

Porto Cristo

Famosa per le Grotte del Drago, che nascondono uno dei laghi sotterranei più grandi del mondo. Maiorca, l’isola amata da Chopin e nota per le località modaiole, sa riservar sorprese anche a chi ama la tranquillità. Privo di glamour, Porto Cristo ha una spiaggia fiabesca. Oggi c’è gran fervore, si festeggia la “Madonna del mare” con un corteo di barche e barchine addobbate per l’occasione. A mezzanotte, dopo una danza tribale sulla battigia, arrivano i fuochi d’artificio, così vicini al molo di ormeggio che – con il cuore in gola (per l’intensità dei botti) – assisto ad uno spettacolo irripetibile. Un caleidoscopio enorme e in divenire occupa tutto il cielo: io dentro una pioggia di colori in 3D.

Cala Figuera

È l’eccezione che conferma la regola: un borgo di pescatori fascinoso come un dipinto impressionista. Uno di quei luoghi dove vorresti fermarti per sempre. Il porticciolo può ospitare quattro barche e trovare un posto libero per la mia barca a vela è una fortuna. Che dire dell’accoglienza? Uffici portuali nuovi di zecca, personale gentilissimo e in dono il kit del mare pulito (mappe, notiziario sui delfini, tappetino per eventuali perdite in sentina e sacchetti per la raccolta differenziata). Chissà perché ci si stupisce davanti alle cose che funzionano. Mi fermo qui qualche giorno per praticare quell’ozio creativo che tanto mi piace: lettura, bagni adamitici, ore dilatate osservando il via vai di pescherecci.

IL VIAGGIO CONTINUA A CABRERA

Port Es Cabrera

Per raggiungere Cabrera, località delle Baleari dichiarata parco naturale, è necessario avere il permesso. Tentare di ottenerlo vale davvero la pena. Così si ha modo di vivere il Mediterraneo degli anni ’50, abitato da pesci autoctoni e circondato da spiagge pulite senza traccia di (in)civiltà. Nuotare in quelle acque trasparenti e silenziose ai piedi del bellissimo castello, ascoltare il rumore del proprio respiro e il canto delle cicale evoca epoche lontane. Il fato mi regala una notte di luna piena, nella calma dell’isola deserta.

VELEGGIANDO SU ESPALMADOR

Golfo di Espalmador

Ottanta miglia separano Cabrera da Espalmador. Basta uno sguardo complice per capire che l’equipaggio ha preso una decisione unanime senza aver bisogno di discutere: partire ora, mentre il sole sta per tramontare. Detto fatto, in pochi minuti sono già in rotta. Espalmador è un luogo magico dove un istmo di sabbia bianchissima collega l’isola a Formentera. L’ormeggio nel golfo è confortevole, ci sono le boe. Questa è l’ultima tappa di una crociera qualunque in barca a vela. Una passeggiata sulla spiaggia a pomeriggio inoltrato quando le dune di sabbia si tingono di grigio, viola e arancio, la battigia è rosa per le briciole di conchiglie e l’acqua cerulea è un invito allettante a restare.
Se il tour tra Maiorca, Minorca e le altre Baleari vi ha entusiasmato, provate anche gli altri itinerari selezionati dal Giornale della Vela: alla scoperta della Turchia, l’isola di Wight in barca a vela e un viaggio in Svezia.