Giro del mondo no-stop: nessun minorenne ci era mai riuscito. Il 15 maggio 2010 Jessica Watson lo ha concluso a soli 16 anni.

 

di Simon Mastrangelo
Lei ce l’ha fatta. Molte discussioni hanno preceduto l’impresa della sedicenne Jessica Watson e sicuramente la seguiranno. Vedremo gli opinionisti di tutto il mondo interrogarsi e sentenziare sulla salubrità degli “Ocean’s teenager” (i navigatori oceanici adolescenti), sulla bontà o meno del ruolo dei genitori, sulla regolarità dei record al ribasso di età. Parole, riflessioni che poi si dovranno sempre confrontare con i fatti. Il dato oggi, unico ed inconfutabile, è che l’australiana Jessica Watson, minuta “bambina” (lei odia questa definizione), nata il 18 maggio del 1993, ha concluso lo scorso 15 maggio, a 3 giorni dal compimento dei 17 anni, su un S&S 34’ Ella’s Pink Lady del 1986, la circumnavigazione del globo senza sosta e assistenza.
Il giro del mondo. Nessun minorenne c’era riuscito prima di lei. Giusto, sbagliato, pericoloso, folle, eroico? Prima di giudicare ripartiamo dai fatti. Jessica e il fratello Roger sono i figli di Robert, maestro elementare, e Julie, infermiera. Abitano nel Queensland, in riva all’Oceano, e passano molti mesi all’anno in barca. Da sempre Jessica si dà da fare in mare come sui moli: “Andavo sempre ad assistere le barche all’ormeggio, ma la mia offerta di assistenza veniva ignorata e la cima veniva passata al primo uomo vicino a me. Io sapevo di essere in grado di gestire le cime come chiunque altro.

Il sogno di fare il giro del mondo

Odiavo essere giudicata per il mio aspetto da ‘bambina’ e volevo dimostrare cosa può fare una ragazza della mia età!”. Quando legge il libro Lionheart del connazionale Jesse Martin, che aveva compiuto il periplo nel 1999 a 18 anni, capisce qual è il modo per dimostrare la sua bravura. Il sogno prende lenta- mente corpo grazie al supporto dei genitori, degli sponsor e all’aiuto di una moltitudine di persone che si impegnano nel refitting della barca e nell’organizzare l’impresa.

Arrivano i problemi

Nonostante le oltre 10.000 miglia di esperienza alle spalle, Jessica non sembra partire con il piede giusto: il 9 settembre 2009, durante il trasferimento in solitario da Brisbane a Sydney, porto di partenza dell’impresa, disalbera a causa della collisione notturna con la nave cargo Silver Yang. Solo il 17 ottobre, dopo aver sostituito l’armo, la piccola barca rosa prende il largo verso est con l’ambizione di ritornare al punto di partenza da ovest dopo otto mesi di navigazione e con i tre capi (Horn, Speranza e Leeuwin) lasciati al traverso.

Due mesi di solitudine

Jessica, poco più che una scolaretta, viene consegnata al più saggio e severo dei maestri: l’Oceano. La libertà della navigazione dopo i convulsi preparativi pre-partenza e i tour de force mediatici restituiscono serenità alla piccola australiana: “Nessuna scadenza, nessun motivo per affrettarsi, posso mangiare quello che voglio, quando voglio e nessuno mi può mandare a letto!”. Il tempo scorre veloce e non bastano due mesi di solitudine per scalfire la serenità di Jessica che sembra nata per stare in mare.
Sola, a dire il vero, non lo è mai, sia per il costante contatto in voce con i genitori e lo shore team del routing meteo, sia per il blog che aggiorna da bordo e che in Australia diventa un vero fenomeno sociale con migliaia di accessi al giorno: “Non scrivo solo per soddisfare la curiosità di chi mi segue, ma anche perché adoro raccontare!”. Il 23 novembre, dopo essere passata qualche giorno prima nell’emisfero settentrionale, ritorna in quello meridionale.
giro del mondo

Tagliare l’Equatore due volte

Questo per rispettare le regole del WSSRC (World Sailing Speed Record Council, l’ente che omologa le imprese) che prevedono che il percorso di un giro del mondo, per essere valido ai fini dell’omologazione di un record, debba attraversare tutti i meridiani e, appunto, tagliare l’Equatore almeno due volte. Questo, come vedremo, non basterà a Jessica per ottenere il riconoscimento del primato. Arriva velocemente il Natale e, dopo oltre due mesi di navigazione, Ella’s Pink Lady si trova precisamente in mezzo al nulla, nella zona del Pacifico più lontana da ogni continente, chiamata Nemo Point. Ci vorrà un altro mese per uscire dal Pacifico.
È il 13 gennaio 2010 quando all’orizzonte appare Capo Horn. “Quando ho visto quella roccia lontana mi è sembrata la cosa più bella del mondo. E’ incredibile come la deprivazione possa rendere una cosa un milione di volte più emozionante! Credo che la prima lunga doccia calda che farò al mio ritorno mi darà la stessa emozione!”.

Passare Capo Horn

Fare il giro del mondo in barca non è sicuramente semplice. Passare l’Horn non vuol dire solo girare un Capo, ma scendere agli inferi dei mari del sud attraverso i 40 ruggenti e poi i 50 urlanti (nome delle zone di Oceano sopra ai 40 e 50 gradi di latitudine). Arrivano le prime vere burrasche e la “bambina” sa bene come affrontarle: “Il mio piano d’azione è molto semplice; rimanere calma e fiduciosa. Qualora non fossi in grado di affrontare la tempesta, mentirei a me stessa e pretenderei di esserlo!”. Menzogne o meno, riesce a superare facilmente le prime perturbazioni anche grazie alla solida Ella’s Pink Lady.

La barca si rovescia

Ma il peggio deve ancora venire. Il 23 gennaio, in pieno oceano Atlantico, il vento sale oltre i 65 nodi e il mare diventa rabbioso. Jessica non può fare altro che ammainare tutto, salvo la tormentina, inserire l’autopilota, in modo da tenere i marosi al giardinetto, e chiudersi sottocoperta. Il piccolo dieci metri viene investito da treni di onde grossi come palazzi a cui resiste grazie al lavoro del pilota, ma all’improvviso, una, due, tre e quattro onde anomale lo sorprendono al traverso e coricano la barca su un lato rigirandola completamente in un’occasione.
L’esperienza lascia diverse cicatrici sulle sovrastrutture della barca, ma nessuna su Jessica che affronta ogni tipo di condizione meteo con naturalezza e con un pizzico di sana incoscienza. Il 24 aprile, ad esempio, durante un altro KO della barca lungo le coste australiane, trova il tempo per scattare una foto dell’interno dello scafo sotto-sopra.

L’arrivo

Il finale è noto: Jessica viene accolta al suo arrivo a Sydney il 15 maggio da una flotta infinita di barche che la scortano all’Opera House, dove viene celebrata da migliaia di persone come un vero eroe nazionale. L’unico neo è il record che non viene ratificato dal WSSRC per due motivi: primo, non sono riconosciuti quelli dei minorenni; secondo, il percorso di Jessica non ha superato la distanza minima per questo tipo di primato che è di 21.600 miglia (Jessica ne ha percorse “solo” 19.631) su un’ortodromia.
Jesse Martin mantiene il primato del 1999 con un’età di 18 anni e 66 giorni. Record o meno, rimane un’impresa incredibile e il brusio delle sterili discussioni sul primato saranno coperte dal silenzio delle bonacce e dal frastuono rabbioso delle tempeste della prossima impresa.

Ella’s Pink Lady mentre entra nella baia di Sydney scortata da centinaia di barche di ammiratori.

Jessica mentre percorre il tappeto rosa verso l’Opera House con il fratello, il padre e la madre.

Solo alcune delle tante persone che hanno contribuito alla preparazione della barca.

DIETRO AD OGNI GRANDE IMPRESA IN MARE C’È UNA GRANDE BARCA

Il S&S (Sparkman and Stephens) 34 è la barca scelta da una generazione di giovani navigatori solitari e non solo.

Scopriamo dove e come nasce questo successo

Il layout interno del S&S 34. Nel modello di Jessica tutta la parte di sinistra è stata adibita a carteggio.

Lo S&S (Sparkman and Stephens) 34 viene disegnato da Olin Stephens nel 1967 come barca da regata pensata per la classe IOR; l’anno seguente parte la produzione di serie divisa tra Inghilterra e Australia che comporrà una flotta che oggi supera le 200 unità.
Lo scafo dimostra subito le sue attitudini per l’altura vincendo tutte le Sydney-Hobart tra il 1969 e il 1974. Dalle regate, per le sue doti di marinità e semplicità di conduzione, diventa un must per le grandi imprese dei navigatori solitari australiani. Jon Sanders, primo nella storia, ci circumnaviga tra il 1981 e 1982 due volte il globo.
David Dicks nel 1996 e Jesse Martin nel 1999 la usano per diventare prima l’uno e poi l’altro i più giovani ad aver effettuato un periplo senza sosta. Il S&S 34 con un pedigree come questo non poteva che essere la barca ideale anche per il tentativo di record di Jessica Watson. Ella’s Pink