Intervista a Ilva Zimmaro, che ci racconta la sua esperienza col suo team di sole donne veliste.

Iva
lva in navigazione sul suo Dehler 41, e in un momento di relax a prua sull’immancabile amaca. Una delle sue grandi passioni sono le immersioni. In barca tiene sempre tutta l’attrezzatura, sia per divertimento sia in caso di necessità. La cosa più pazza che ha fatto in crociera? Passare tre settimane senza mai toccare terra o scoglio. Ovviamente ci è riuscita… Quando si dice piede marino!

La prima barca l’ha avuta a 20 anni, un 470 mezzo sgangherato, ma non ci sapeva andare. Ci prova ma non si diverte tantissimo, allora decide che è meglio fare prima un corso in catamarano. Scelta azzeccata, e da quel momento nasce Ilva Zimmaro velista. Torna sulla sua deriva, la rimette a posto inizia a divertirsi come una pazza. Condivide la passione con il suo compagno e tra una planata e l’altra decidono di prendere una barca da crociera, prima un 33 piedi e poi Woodstock, un Dehler 41. Ilva la conosco al FUSE, il raduno dei velisti di Facebook: insieme al suo equipaggio vince il concorso “I più Fusi del Fuse”, l’obiettivo era addobbare al meglio barca ed equipaggio, Ilva e il suo team di sole donne hanno “vestito” Woodstock e loro stesse in perfetto stile anni 70, sciccosissime!
Iniziamo a parlare in banchina e mi racconta la sua vita, che ormai si divide praticamente in due, da “civile” è architetto, da “marinaia” è un’attenta e meticolosa skipper. “Ho sempre avuto rispetto per il mare, credo che la formazione sia la cosa più importante. Appena abbiamo preso la barca da crociera ho subito sentito il bisogno di fare tanta esperienza. Ho fatto numerosi corsi per affrontare e prevenire le emergenze in mare, e sono addirittura diventata istruttore di sicurezza e sopravvivenza. Sono esperienze che reputo fondamentali per tutti coloro che vanno in barca. Desiderosa di imparare e navigare al meglio, ho fatto anche un corso per navigatori solitari che mi ha insegnato tantissimo. Nel 2004 quando mi sono separata, ho preso Woodstock e ho navigato da sola per circa 40 giorni.

In barca ci vuole sicurezza ma soprattutto umiltà.  Saper riconoscere i propri errori e migliorarsi è una qualità fondamentale

Una esperienza indimenticabile. Tra Capraia, Corsica e Sardegna, ho macinato tantissime miglia e ho vissuto un’esperienza con il mare indescrivibile. All’inizio avevo un po’ di paura, ma poi ho creato un legame indescrivibile con la barca e tutto è filato liscio, anche durante gli imprevisti. Ho imparato a mantenere la calma e soprattutto a preparare attrezzature e me stessa a ogni evenienza. Le regate non mi interessano molto, amo la competizione, ma non lo stress. Mi piacerebbe fare una regata d’altura, quello sì, lo considero molto di più navigare. Spesso il mio equipaggio è composto di sole donne, sono tutte bravissime e simpatiche, ma dobbiamo “lottare” contro la diffidenza di certi uomini in porto che quando ci vedono tirano fuori i parabordi: sono gli stessi che quando salpano e sbagliano manovra danno la colpa alle mogli…”.

Sopra, l’equipaggio di Woodstock al Fuse. Da sinistra: Rosanna (Ros), Milena (Mile), Ilva, Antonella (Anto, il nostromo di Ilva). In basso: Cosetta (Cos) Manuela, (Manu), ne mancano due, Silvia e Manuela2.