Se si verifica un blackout a bordo, il Gps smetterà di funzionare. Nel nostro Quiz vela vi abbiamo chiesto cosa fareste. Ecco la risposta vincente, di Emanuel

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NON FIDARSI MAI TROPPO DELLA TECNOLOGIA Tutti gli strumenti elettronici sono di grandissimo aiuto ma un piccolo imprevisto può diventare un grande problema. Fidarsi è bene ma essere pronti a tutto è sempre meglio

La risposta migliore (senza dubbio la più originale) al Quiz vela probabilmente ci è arrivata sul nostro sito. Un nostro lettore, che si firma “semprescontento”, ci ha scritto “Aspetto il traghetto e lo seguo, perché io sono un drago e un tredici metri te lo faccio andare a 30 nodi quando voglio…”. Ma il vero vincitore è Emanuel Fischer, che ci scrive da Cesena. Ecco la sua risposta al quiz “Blackout a bordo, non funziona più il Gps. Cosa fai?”.

L’IPOTESI: IL GPS SI SPEGNE IN PIENA NOTTE, IN MEZZO AL MARE

Abbiamo ipotizzato una navigazione da Civitavecchia verso Cagliari, dopo 20 ore dalla partenza (all’una di notte) a una media di circa 5 nodi, bordeggiando di bolina. È l’una di notte quando a un certo punto il tuo Gps ti abbandona a causa di un blackout a bordo. Non hai la più pallida idea di dove ti trovi. Ti sei dimenticato di aggiornare la carta nautica e anche il diario di bordo. Il telefono cellulare non prende e non hai nessun tipo di navigatore satellitare… solo la bussola. Come calcoli approssimativamente la tua posizione? Dove ti dirigi e come fai a capire in che luogo ti trovi?

QUIZ VELA, LA STRATEGIA VINCENTE IN CASO DI BLACKOUT A BORDO

Solitamente navigo in Adriatico e in Croazia, scrive Emanuel, ci sono zone dove il Gps “impazzisce”, il punto nave si sposta a zig zag sulla mappa elettronica e porta fuori rotta l’autopilota. Le traversate notturne quando tutto è tranquillo sono meravigliose, sotto i bambini dormono, sopra le stelle sono incredibili. So che verso le 5.00, alle prime luci dell’alba, mia moglie, abile e appassionata velista, verrà a darmi il cambio. Sono abituato a segnare sul giornale di bordo ogni ora il punto nave, la direzione, la velocità e le note. È un modo per passare la notte, oltre che schivare le varie navi che incrociano, e ricordarsi di splendide navigazioni. Un blackout a bordo non mi spaventa.

PRIMO: CONTROLLARE LA ROTTA IN MANUALE

Ponendo ora l’ipotesi di un blackout a bordo che spenga il Gps, caso assolutamente possibile, la prima cosa è quella di controllare o ristabilire la rotta in “manuale” nel caso l’autopilota impazzisca il più velocemente possibile. Talvolta nelle lunghe traversate lascio l’autopilota in manuale, controllo solo la corrispondenza della rotta con il Gps, se avessi fatto così anche in questa occasione avrei avuto meno problemi.

SECONDO: CURARE IL GIORNALE DI BORDO…

Secondo passo è sapere dove si è. Nonostante il blackout a bordo, sono calmo: so che sono partito 20 ore fa ed ho sempre bolinato in direzione di Punta Santa Caterina ossia Rotta Vera 210° . Lo verifico sulla carta nautica. Poi stimo la mia velocità che, con 5 nodi di bolina, posso approssimare a circa 3,6 (la metà della diagonale del quadrato 5×1,41/2) di velocità VMG nel Gps verso il mio punto di arrivo. Ormai tutti diventati Gps dipendenti, ma quanto è comodo? Queste situazioni ci fanno capire quanto sia importante conoscere la (propria) barca e benedire le note appuntate in passato sul giornale di bordo, utilissime per conoscere le prestazioni anche di una barca da crociera.

… OPPURE FARE QUALCHE CALCOLO

Ma pensando di non essere sulla mia barca, ecco che i 3,6 m/h possono andare bene. 20 ore per 3,6 fanno circa 72 miglia rotta 210° che ho mantenuto (bolinando) mi danno un punto nave stimato di 41° 3’51’’N e 10°57’45”E. Sono in mezzo al mare. Non c’è pericolo di andare a scogli: il punto più vicino alla costa sarda è a 100 miglia! Ma già lo sapevo di essere più o meno lì in mezzo al mare, perché ogni tanto un occhiata al Gps la si dà. Quindi segno sul libro di bordo data, ora, posizione, direzione e velocità, nonché se bolino, la mia rotta vera. Poi posso fare due scelte, considerando che il vento di Libeccio che mi spinge è ottimale per una tranquilla navigazione, 5 nodi con un 13 metri! Sono al massimo 8-9 nodi di vento reale a meno che non fossimo su di un Hallberg Rassy di 20 anni fa.

BLACKOUT A BORDO
L’IMPORTANZA DELLE CARTE Prima di salpare bisogna sempre controllare di avere con sé le carte nautiche della zona in cui si navigherà

TERZO: SCEGLIERE LA ROTTA

Visto che tutto è tranquillo o continuo a bolinare o proseguo per la rotta vera a motore: essendo andato fino ad adesso a vela ho ancora il serbatoio pieno. In entrambi i casi il mio equipaggio non corre pericolo, nonostante il blackout a bordo. L’ipotesi a motore mi darebbe solo la possibilità di commettere meno errori di rotta, visto che a vela mi toccherebbe continuare a bolinare e, ammettendo che forse un po’ di ruggine con le carte nautiche ci potrebbe anche essere, la soluzione a motore non è da scartare. Ad ogni modo ognuno faccia la propria scelta, grossi pericoli non ce ne sono, al massimo qualche miglia di differenza.

FINALMENTE SI VEDE LA TERRAFERMA

Per passare il tempo, controllo i fari visibili a distanza. Il primo che potrò rilevare è quello di Capo Bellavista a metà della Sardegna, vicino Arbatax: è a 165 m di altezza, visibile a 26 miglia. Considerando la mia rotta vera, dovrei vedere il faro puntando il binocolo attorno ai 255 gradi, tra altre 65-70 miglia e ad una distanza dalla costa di circa 20 miglia! E sia che le abbia fatte a vela, sia che le abbia fatte a motore a 7-8 m/h, sarà comunque pieno giorno. Potrò fare il punto nave con la luce usando i due metodi più semplici: punto nave con due punti cospicui e punto nave con un punto cospicuo. Fatto il punto esatto scopro di quanto mi sono sbagliato nella stima e non è mai un granché. Fino a poco tempo fa il Gps non c’era e i marinai si….
Bravo Emanuel! Dopo avervi dato la soluzione del Quiz vela, dalla redazione del Giornale della Vela vi suggeriamo cosa fare prima di partire per navigare sereni e informati.