A prima vista, le protagoniste delle regate di oggi sono normali utilitarie, realizzate gli stessi modelli anche per la crociera. Ma non fatevi ingannare dall’apparenza: anche unici, tirati, con scafi e alberi in carbonio, attrezzature per velocizzare le manovre in larga scala dai cantieri che costruiscono se escono dallo stesso stampo, sono modelli in boa e vele disegnate per battere gli avversari

M 37 2 Emme Marine
M 37 Disegnato da Maurizio Cossutti, costruito da 2 Emme Marine, questo evoluto crociera/regata di 11,21 metri ha vinto tre campionati italiani d’altura consecutivi e l’Europeo di Cherso con Escandalo di Manuel Costantin.

Giornate d’inverno, decisive per la stagione agonistica che verrà. Chiacchierate tra amici per decidere a quali regate partecipare il prossimo anno e, soprattutto, scambi di opinioni e di idee per capire se la barca a disposizione sarà all’altezza delle proprie aspettative. Comincia quasi sempre così il percorso che porta un armatore, la sua imbarcazione e il suo equipaggio sui campi di regata.
Prima, però, c’è da affrontare una “procedura obbligata”: cercare di prevedere come il mezzo si comporterà con i diversi sistemi di compenso e prepararlo al meglio, ottimizzarlo e metterlo a punto. Quindi, da dove partire per capire se, misurati con gli altri sul campo di regata, saremo competitivi?

Studiare gli avversari

Il primo passo è verificare se qualche barca simile alla nostra abbia già un certificato di stazza (ORC o IRC), che è una utilissima fonte di dati. Per questo, ci si può rivolgere a un professionista che, nel suo database, ha i dati di barche della stessa fascia della nostra e, quindi, potenzialmente avversarie.
Così si possono fare delle valutazioni e delle previsioni per lo meno indicative sulla competitività del nostro mezzo.
Oppure, ci si può cimentare con il fai da te, richiedendo all’UVAI (l’associazione degli armatori) i certificati delle barche contro le quali riteniamo di doverci confrontare, per fare dei paragoni tra misure come peso, superficie velica, lunghezza.
Altra possibilità ancora: cercare in Internet i risultati delle regate e trarne delle indicazioni, tenendo ben presente che le condizioni meteomarine hanno una notevole influenza sui comportamenti delle barche e che la barca “buona per tutte le occasioni” non esiste. Un bolide nelle fredde e ventose acque della Manica, non è altrettanto performante nelle bonaccette dell’Adriatico.

barca X 37 X-Yachts
X 37 Lunga 11,40 metri, costruita da X-Yachts, nel 2010 è stata la barca più costante, tanto che il suo armatore Claudio Paesani, con Rewind, ha vinto il Trofeo Armatore dell’Anno dell’UVAI.

barca COMET 45S Comar Yachts
COMET 45S Progettato dallo Studio Vallicelli e costruito dalla Comar Yachts, è lungo 13,80 metri. Alessandro Nespega, oltre che per allenarsi tanto con il suo equipaggio di Fral 2, vince per un’accurata ottimizzazione della barca, tra cui un bulbo fresato a controllo numerico e un albero in carbonio della Hall Spars, molto rigido, che perdona gli errori di regolazione dello strallo. Nel 2010 i Comet 45 hanno vinto il campionato europeo ORC Owner-Driver, Pasquavela (con Fral 2) e ottenuto il terzo posto alla Coppa del Re con i.Nova.

L’ottimizzazione

In ogni caso, una volta deciso che vale la pena gettarsi nella sfida, bisogna pensare come migliorare le prestazioni e/o avere un rating migliore: in poche parole, ottimizzare la nostra barca.
C’è una preparazione di base che consente di ottenere comunque un incremento delle prestazioni. L’eliminazione dei pesi superflui (interni e in coperta) e l’eliminazione delle fonti di resistenza idrodinamica inutili: portare le prese a mare a filo scafo, curare il raccordo fra la pinna della deriva e lo scafo, eliminare al massimo la luce fra timone e scafo; poi, nel caso di barche con piedino tipo s-drive, sostituire la gomma incollata allo scafo con una piastra rigida in vetroresina, verificare di avere un’elica adatta (non una tripale fissa).
Infine, una cosa che molti armatori trascurano: avere una carena ben fatta, a spruzzo, possibilmente carteggiata e, soprattutto, pulita prima delle regate.
Passando alla coperta, verificare che l’albero abbia una corretta regolazione di base, controllando che sia dritto in senso trasversale (a volte gli armatori si lamentano che la barca naviga in maniera diversa sui due bordi senza sapere che la fonte del problema è proprio qui) e che l’inclinazione verso poppa, detta rake, sia corretta.
Questo dato è di solito riportato sul disegno del piano velico, quindi il velaio dovrebbe essere in grado di aiutarci ed è di fondamentale importanza per il bilanciamento della barca che, se ben progettata, non deve essere troppo orziera.
Ricordarsi anche che, nelle barche con crocette acquartierate, una tensione eccessiva delle sartie e dello strallo porta ad una barca sorda e poco performante con poco vento. Le manovre devono essere adeguate all’uso agonistico.
Una drizza del fiocco che cede con vento sposta il grasso indietro, l’opposto di quello che serve per bolinare bene.
Poi, si deve valutare se disporre qualche rinvio o stopper supplementare per semplificare le manovre in boa. Magari, sostituire i frenelli del timone, di solito in acciaio, con dei cavi in vectran per ridurre i pesi alle estremità e aumentare la sensibilità al timone.

barca mylius 14e55
MYLIUS 14E55 È un crocieraregata veloce) di 14,55 metri, disegnato da Alberto Simeone e costruito da Mylius Yachts. Dotato di grandi spazi prendisole, scafo e armo sono in carbonio. Frà Diavolo di Vincenzo Addessi si è aggiudicato gli ultimi due campionati italiani.

barca grand soleil 40 rc
GRAND SOLEIL 40 RC Con un attento programma vele, Francesco Siculiana da anni vince con il suo Alvarosky il campionato italiano e si piazza a vertici dei Mondiali ed Europei ORC

Le vele

Ovviamente non si può trascurare il corredo velico, che resta il motore della barca e che rappresenta il passaggio da una preparazione di base a un’ottimizzazione più spinta.
Infatti, se da un lato tutti sanno che senza la possibilità di avere le vele corrette per le mutevoli intensità del vento non potremo essere competitivi, d’altro canto, forse, non tutti sanno che le misure che vengono prese per determinare la superficie velica hanno una notevole influenza sul rating della barca e, di conseguenza, sulle sue prestazioni. Le vele rappresentano spesso una delle chiavi di volta per avere una barca sia performante, sia con un buon compenso (handicap).
In questo caso, l’intervento di un professionista (che sia un progettista o un velaio), in grado di simulare l’effetto delle variazioni sulle misure delle vele e che conosca le dinamiche che i vari regolamenti impongono, può essere di grande aiuto.
Infatti, i due maggiori regolamenti (ORC e IRC) trattano in maniera diversa area e distribuzione della stessa, implicando quindi decisioni su allunamenti, misura della tavoletta, allunamento dei fiocchi, area degli spinnaker, uso del tangone o del bompresso e così via.

Il fattore umano

L’ultimo passo potrebbe essere mettere chiglia e timone in dima, ovvero esattamente nelle forme e nei pesi previsti dal progetto originale. I
Infatti, spesso le fusioni della pinna sono un po’ più grosse, magari non perfettamente simmetriche e i profili alari non perfettamente in grado di garantire un flusso idrodinamico ottimale. Si tratta quindi di chiedere al cantiere i disegni relativi e affidarsi a un artigiano pratico di queste lavorazioni per eseguire le stesse.
Dopo questi ultimi accorgimenti, possiamo pensare di avere ormai un mezzo abbastanza ben preparato, certamente all’altezza o forse anche un po’ meglio di quello che aveva pensato il progettista.
Ma se volessimo affrontare un ulteriore passo verso un’ottimizzazione ancora più spinta? Beh, a questo punto si deve allora pensare di analizzare i punti forti e deboli del nostro amato mezzo, confrontarli con quelli degli avversari. Fatto questo, occorre valutare se ci sono le possibilità, intervenendo sul piano velico, sulle appendici, in alcuni casi anche sullo scafo, di rendere la barca ancora più performante, competitiva e divertente.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che ci sono delle cose di fondamentale importanza che un armatore deve curare e che possono avere un effetto risolutivo sui risultati di una regata.
Ad esempio, lo sviluppo della barca, che significa curare le velocità nelle varie condizioni, confrontandole con le previsioni teoriche e cercando di superarle lavorando sulla regolazione delle vele e dell’albero e adattandole alle condizioni del vento e del mare. Oppure allenarsi alle varie manovre (i secondi guadagnati ai vari giri di boa, in occasione di ammainate e issate di spi e di genoa sono molto preziosi) e curare l’amalgama dell’equipaggio.
Poi, soprattutto, imparare a partire bene e, ovviamente, cercare di andare dalla parte giusta del campo di regata.

barca canard 41
CANARD 41 Un 12,40 metri progettato da Massimo Paperini nel 2002 (anno in cui vinse tutto). Negli ultimi due anni, con un appassionato programma di ottimizzazione di Paolo Bonomo e Roberto Bruno, ha vinto la Giraglia e il Trofeo Florio di Favignana.

barca canard 41
NM 43 Nato da un’idea di Pino Stillitano del cantiere Nautilus Marina e del progettista Maurizio Cossutti con la filosofia del “meno è meglio”, è un crociera veloce di 12,85 metri, arredato in teak, ma che pesa solo 5500 chili.