Atlantic Rally for Cruisers: ogni anno oltre 200 barche e circa 1300 persone partono insieme dalle Canarie. Attraversano l’Atlantico in flotta, verso ovest, e arrivano ai Caraibi, dando vita al più grande evento di vela oceanica al mondo.

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La partenza della 25esima edizione della ARC, da Las Palmas de Gran Canaria, con 233 barche.

Attraversare l’oceano Atlantico in barca a vela, senza la paranoia della competizione e l’ansia del pericolo, è un sogno tutto sommato facile da raggiungere. Realizzarlo partecipando all’Atlantic Rally for Cruisers è per di più anche molto divertente.

Atlantic Rally for Cruisers: che cosa è

L’Atlantic Rally for Cruisers è una passeggiata oceanica di 2700 miglia che si svolge ogni anno, tra novembre e dicembre (quando iniziano a soffiare gli alisei), sulla rotta da Las Palmas (sull’isola di Gran Canaria) a Saint Lucia (Caraibi). Che sia una traversata facile e sicura, alla portata di tutti e affrontabile con normalissime barche familiari di serie, lo dimostrano i numeri e i fatti.
La partecipazione all’ARC, infatti, è assolutamente popolare: già nel 1986, anno della prima edizione, le barche iscritte furono 204, in rappresentanza di 24 nazioni; nel 2010 sono state 233, provenienti da 26 Paesi. Il numero dei partecipanti, in 25 anni, è di fatto sempre stato il massimo possibile, altrimenti sarebbe cresciuto a dismisura.

Il World Cruising Club

Il World Cruising Club che organizza l’ARC, pur ricevendo ogni anno un numero ben più alto di richieste d’iscrizione, è “costretto” a limitare la flotta a 200 unità e qualcuna in più, prefiggendosi l’intento di tenere sempre raggruppati gli equipaggi anche in banchina, soprattutto al loro arrivo a Saint Lucia: “La Rodney Bay Marina non può accogliere un numero maggiore di barche e noi non vogliamo che i partecipanti debbano ormeggiare in darsene differenti alla fine della traversata”, afferma Andrew Bishop, direttore del World Cruising Club.
Una scelta assolutamente da applaudire, dato che nelle settimane prima della partenza da Las Palmas, nell’ambito di un divertente programma di iniziative collaterali, e durante la traversata stessa, i circa 1300 velisti che partecipano alla manifestazione allacciano nuove amicizie e lanciano goliardiche sfide: privarli del premio più bello, quello di raccontarsi le reciproche esperienze al caldo dei Caraibi, sarebbe delittuoso.
 

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La partenza delle barche dell’ARC da Las Palmas de Gran Canaria.

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I norvegesi Thomas ed Hege Witso-Bjolmer con il loro figlio Storm di 5 anni: i concorrenti con la barca più piccola dell’ARC 2010, un Comfort 32 di 9,50 metri.

TUTTI INSIEME IN SICUREZZA

Se la Atlantic Rally for Cruisers non fosse facile, divertente e sicura, non riscontrerebbe ancora tanto incredibile successo dopo 25 anni (la prossima edizione partirà il 20 novembre 2011 e sono già 115 le barche che hanno prenotato l’iscrizione; qualcuno dovrà presto mettersi già in lista d’attesa per l’edizione del 2012, che partirà il 26 novembre).
Oltre all’alto numero di barche partecipanti, a testimoniarlo sono altri dati: sulle 1300 persone totali d’equipaggio di quest’anno (con 37 anni di età media), il 17% erano donne e 40 avevano meno di 16 anni. Il “marinaio” più giovane aveva addirittura appena otto mesi, imbarcato sull’Ovni 365 Odd@Sea, insieme a mamma, papà e nonni (tutti olandesi),mentre lo skipper più anziano, lo spagnolo Jordi Tubella, sul Moody 64 Saliar, aveva 76 anni.
Inoltre, ben 18 imbarcazioni erano condotte da sole due persone (che non avevano affatto l’aria di essere avventurieri o amanti di sport estremi). Tra le barche iscritte, la più grande era lo schooner Texel di 115 piedi (35 metri) e la più piccola il Comfort 33 Honningpupp II (9,50 metri); tuttavia, il dato statistico più rilevante è che la “barca tipo” della ARC è un 14 metri con un equipaggio di 4 persone.
Proprio per mantenere intatta negli anni l’atmosfera di festa e tranquillità che caratterizza questa traversata atlantica, gli organizzatori della ARC sono stati sempre attenti a mantenerla un rally: certo, le barche sono divise in differenti categorie in base alla lunghezza e alla tipologia (i catamarani sono separati dai monoscafi), tanto per soddisfare quello spirito minimo di competitività che hanno tutti e che li porta a giocarsi una birra.

“L’oceano per tutti. L’ARC è un rally atlantico per imbarcazioni da crociera che sfrutta la stagione degli alisei. Permette a chiunque di realizzare il sogno della traversata” 

Il regolamento

Tuttavia, il regolamento è molto morbido, permettendo l’utilizzo del motore quando manca il vento (perché la cosa più importante, alla fine dei conti, è arrivare tutti in tempo a Saint Lucia per il mega party della premiazione).
Solo da qualche anno c’è una speciale divisione per le barche da regata (che poi si tratta semplicemente di esemplari di serie, solo più tirati degli altri, oppure di vecchie glorie delle regate oceaniche), alle quali non è consentito l’utilizzo del motore e che, comunque, costituiscono poco più del 10% della flotta (nell’ultima edizione erano appena 26 su 233).
Tanto per comprendere la natura festosa della ARC, bisogna sapere che, oltre ai vincitori di ogni raggruppamento, sono premiati il miglior skipper classificato con più di 60 anni e il miglior velista con meno di 16 anni, il primo arrivato tra gli equipaggi di due persone, il partecipante più giovane e quello più anziano, la barca più vecchia e la più bella. Inoltre, nella mega festa di chiusura a Saint Lucia, un momento di particolare attenzione è riservato a quegli equipaggi che hanno mostrato il vero “Spirit of the ARC”.

Spirit of the ARC

Il piccolo Jules, di otto mesi d’età, è stato il più piccolo concorrente della ARC 2010, imbarcato sull’Ovni 365 Odd@Sea.

È il caso, per esempio, di Duale dell’italiano Alberto Rudi, che durante la navigazione ha prestato delle bombole d’ossigeno alla tedesca Zara per permettere a un componente dell’equipaggio di immergersi e rimettere in funzione l’elica che si era bloccata.
Oppure dell’inglese Summer Song che ha passato a Honningpupp II un filtro del gasolio di riserva; della svedese Wind of Gothenburg che ha allungato all’inglese Let It Be un alternatore e della britannica Hydrocarbon che ha trovato in prestito dalla tedesca Bluewater Mooney dell’olio per il generatore.
Questi gesti di altruismo rispecchiano esattamente lo spirito della ARC, un rally che rende facile e possibile a chiunque la traversata atlantica. In una flotta di oltre 200 barche che percorre più o meno la stessa rotta come uno stormo di uccelli, si ha infatti la sicurezza di avere sempre qualche altra barca nel giro di poche miglia, a stretto contatto radio, pronta a dare un aiuto in caso di emergenza.

25sima edizione: qualcuno non è arrivato

Delle 233 barche partite da Las Palmas, solo dieci non sono arrivate a Saint Lucia: una ha perso l’albero a 100 miglia dall’arrivo e ha fatto rotta verso le Barbados a motore senza richiedere assistenza; quattro sono tornate alle Canarie subito dopo il via per problemi tecnici e cinque si sono fermate a Capo Verde per piccole avarie o per ritardo sui tempi di navigazione che hanno costretto alcune persone dell’equipaggio a tornare a casa per impegni di lavoro per proseguire poi la traversata in un secondo momento. Insomma, su 233 barche e 1300 velisti, nessuno si è fatto male e nessuna barca ha subito avarie tali da doversi considerare in pericolo.

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sopra: Una barca con solo tre donne: la mamma Patricia Darling e le figlie Alice e Jillian, sul Southerly 42RST.  sotto: Berenice, lo Swan 80 di Marco Ridolfi, giunto per primo a Saint Lucia dopo dopo 14 giorni e un’ora di navigazione. Il tardato arrivo degli alisei e un forte vento contrario incontrato nei primi giorni, non gli hanno permesso di coprire le 2700 miglia con un tempo inferiore. Il record dell’ARC resta dunque nelle mani del maxi italiano Capricorno di Rinaldo del Bono che, nel 2006, completò il percorso in 11 giorni, 5 ore e 32 minuti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Sicurezza e dotazioni obbligatorie

Dopo tutto, la questione sicurezza è altamente considerata dall’organizzazione. Prima della partenza da Las Palmas, tutte le barche sono controllate, per verificare che abbiano a bordo la lista completa delle dotazioni obbligatorie richieste dal World Cruising Club.
Ovvero:

  • zattera di salvataggio con valido certificato di ispezione
  • radio Vhf con altoparlante anche in pozzetto
  • Epirb (il trasmettitore radio che indica la posizione d’emergenza)
  • giubbotti salvagente per ogni membro d’equipaggio, indicante il nome della barca e il nome della persona e fornito di luce segnaletica, striscia catarifrangente e cappuccio
  • razzi di segnalazione
  • riflettore radar montato correttamente
  • barra d’emergenza per il timone o un sistema di riserva per la timoneria
  • luci di navigazione e di emergenza
  • equipaggiamento per il recupero dell’uomo caduto in mare

Inoltre, l’attrezzatura più pesante, come batterie, fornelli, ancora e altro, deve essere ben assicurata per evitare di muoversi e causare ulteriori danni in caso la barca urti qualcosa o, addirittura, si ribalti; infine, le drizze devono essere in ottimo stato e l’ingresso sottocoperta deve essere sufficientemente protetto dagli spruzzi.
Se la lista delle dotazioni di sicurezza obbligatorie può sembrare eccessiva per una traversata di 2700 miglia nella stagione degli alisei, per di più in compagnia di altre duecento barche, sappiate che c’è una lista di dotazioni caldamente suggerite che è lunga il doppio e che comprende, solo per citarne alcune: gommone, remi, sestante, torcia elettrica impermeabile, tormentina, pompa di sentina manuale, razzi di segnalazione con il paracadute, un coltello da tenere sempre a portata di mano per ogni singolo membro d’equipaggio, kit di pronto soccorso ecc.
Tutte le imbarcazioni sono poi obbligate a comunicare la propria posizione una volta al giorno via Inmarsat o via E-mail.

Le mille facce della Atlantic Rally for Cruisers

La grande attenzione riposta sulla sicurezza è proprio quel fattore che permette alla ARC di essere una grande festa. A Las Palmas, alla vigilia della partenza, l’atmosfera è davvero magica. In banchina si sentono parlare tutte le lingue del mondo, c’è chi lava la frutta, chi stende i panni, chi lavora sulla barca e chi la carica di provviste.
Le imbarcazioni trasmettono calore, perché sono cariche come le automobili dei vacanzieri incolonnati in autostrada d’estate: hanno canoe legate sui rollbar a poppa, tavole da windsurf fissate ai candelieri, biciclette appese al pulpito, barbecue montati in pozzetto. A bordo c’è sempre una mamma con i figli o amici che si organizzano e ridono. Sui pontili si ha la sensazione di camminare in una casbah. Ci sono anche i barcastoppisti che cercano un imbarco.

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Una coppia di barcastoppisti austriaci in cerca di un imbarco con il cartello “We are looking for a boat” (stiamo cercando una barca).

“Molti di loro lo trovano, le ragazze partono tutte”, racconta Peppino, il titolare del Sailor’s Bar attaccato al porto di Las Palmas, dove vanno tutti per mangiare bene, per un semplice caffé, oppure per collegarsi a internet (dato che il locale offre wi-fi gratuita). Sulla stessa strada del Sailor’s Bar che delimita il grande marina di Las Palmas, si trovano anche tutti i negozi dove è possibile fare gli ultimi acquisti per la barca: qui si trova tutto, dal bozzellame all’elettronica.
Nei locali o sulle banchine si incontrano le mille tipologie differenti dei concorrenti della ARC: ci sono la mamma e il figlio che navigano su due First 40.7 differenti per vedere chi è il più bravo in famiglia e c’è chi parte perché in Spagna non c’è molto lavoro e allora tanto vale impiegare il tempo per andare via in barca a vela; c’è la mamma che ha aspettato che le figlie si diplomassero per passare tre settimane in barca con loro e c’è la coppia di pensionati che inizia finalmente con la ARC il tanto desiderato giro del mondo.
C’è anche chi attraversa l’oceano per tornare a casa, negli Stati Uniti, e c’è chi questa benedetta traversata dell’Atlantico la voleva fare così tanto che quando si è iscritto non aveva ancora ritirato la barca nuova comprata apposta per questa occasione.
Con l’ARC, l’Atlantico è alla portata di tutti, basta ricordarsi sempre che, anche se nella sua stagione migliore, è pur sempre un oceano. Quest’anno gli alisei sono arrivati molto in ritardo e una cinquantina di barche ha dovuto fare sosta alle isole di Capo Verde per riempire le taniche di carburante… Marco Ridolfi, lo skipper dello Swan 80 Berenice (primo arrivato a Saint Lucia) ha raccontato di avere incontrato per diverse ore venti di prua tra i 35 e i 40 nodi in uno dei primi giorni di navigazione.
Il Sun Odyssey 45 Caotika di Filippo Baccalaro, durante una strambata, ha rotto il boma e la randa, quando era a 500 miglia dall’arrivo e il vento soffiava con raffiche di 27 nodi e il mare era formato.
Andrea Falcon