Andrea Mura è diventato il primo italiano a vincere nella Route du Rhum. C’è riuscito seguendo una rotta rischiosa, sopportando il mal di mare e ottenendo il rispetto dei francesi.

Andrea Mura, 46 anni di Cagliari, a braccia levate sulla prua di Vento di Sardegna al suo arrivo in Guadalupa, dopo avere navigato per 3500 miglia in solitario attraverso l’Atlantico.

Racconta il marinaio George Gray ne L’antologia di Spoon River: “Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. Adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, ovunque spingano la barca”. I versi sembrano calzare a pennello per descrivere l’impresa di Andrea Mura, 46 anni, cagliaritano, che a bordo dell’Open 50 Vento di Sardegna (progetto di Felci Yachts) si è aggiudicato la vittoria nella sua categoria (classe Rhum, imbarcazioni dai 40 ai 50 piedi) alla transatlantica Route du Rhum 2010. Nessun italiano ce l’aveva fatta prima di lui: 3500 miglia da Saint-Malo (Francia) a Pointe-a-Pitre, in Guadalupa, in solitario.
Vento di Sardegna, progettato da Felci Yachts: lungo 15,24 metri, largo 4,73 m, ha la chiglia basculante e il canard (la deriva di prua).

Mura (“Le Sarde”, come viene chiamato dagli esperti e un po’ tromboni navigatori francesi), era alla sua prima esperienza in oceano. Voleva capire, Andrea: “Ho scelto di partire in solitario da Cagliari fino a Saint- Malo per fare allenamento in vista della regata, ma anche per capire: cosa provano di così straordinario i bretoni nel navigare da soli in condizioni in cui il velista italiano medio preferisce un pranzo al ristorante? L’ho capito navigando. È la consapevolezza di star vivendo un’avventura”.

DURO COME IL GRANITO

Ripercorriamo brevemente le tappe di Vento di Sardegna: partito da Cagliari, Mura arriva in Bretagna 25 giorni prima della partenza della Route e ha il tempo di ambientarsi e integrarsi, anche se non mancano gli episodi curiosi: “Quando sono arrivato a Saint-Malo, l’organizzazione della regata era ancora a Parigi. Volevano farmi pagare il posto barca. Mi sono categoricamente rifiutato perchè dopo 2000 miglia in solitario dalla Sardegna era loro dovere ospitarmi. Avevo esortato il marina a denunciarmi alle autorità e far scrivere sul giornale che l’italien non avrebbe pagato il posto barca per inospitalità francese. Alla fine è intervenuto il sindaco, e non ho pagato nulla. Potrei raccontare altre mille episodi in cui la mia testa dura ha prevalso: ogni qualvolta entravo nella sede dell’organizzazione, tutti alzavano le mani in segno di resa! La Bretagna e la Sardegna hanno in comune il granito. I bretoni e i sardi fanno a gara a chi è più duro!”.

NAVIGATORE. Andrea Mura in pieno oceano Atlantico, con la cintura di sicurezza e il casco munito di visiera per riparare il viso dai fastidiosi spruzzi d’acqua.

Finalmente, la partenza: 85 barche si apprestano a sfidare l’Atlantico. I primi due giorni di regata sono sfiancanti: sempre di bolina con onde di tre metri e mezzo. Andrea non ha riserve nel comunicare il suo mal di mare all’ufficio stampa: “Non capisco perché sia necessaria tanta umiltà marinaresca nell’ammetterlo. Il mal di mare è fisiologico, chi non lo soffre non è normale. È importante sapere che di mal di mare non si muore: dopo 3-4 giorni se ne va e si passa dal non voler essere mai nati, al poter fare le capriole con mare forza 8”. Mura era alla sua prima esperienza in oceano, anche se in Mediterraneo ha avuto modo di allenarsi partecipando a numerose “lunghe”: “Sono state utilissime, perché mi hanno consentito una messa a punto ottimale della barca, in modo da non dover desiderare altre modifiche in navigazione oceanica, e perché, a mio avviso, tra Atlantico e Mediterraneo non c’è paragone. Per le condizioni che ho trovato, direi che è molto più imprevedibile il Mediterraneo. I groppi in oceano sono all’ordine del giorno, ma mai violenti. Tanta pioggia, vento rafficato che raramente supera i 30 nodi. Nel Mediterraneo sotto i groppi mi sono beccato anche raffiche a 50 nodi. Per quanto riguarda l’onda, non ho notato particolari differenze”. Superati i primi giorni di tempesta, la prima importante scelta strategica: seguito e consigliato costantemente da Gianfranco Meggiorin, responsabile di Navimeteo, e dal suo team, Mura sceglie una rotta più a sud rispetto all’ortodromica: “Un’opzione obbligata dopo la rottura del nuovo canard. Le prestazioni di bolina erano inferiori senza deriva di prua, non potevo più basculare la chiglia oltre i 10 gradi per non scarrocciare troppo. Gianfranco mi ha detto che inizialmente avrei perso, e così è stato, perché al sesto giorno mi trovavo una cinquantina di miglia dietro alla flotta. Ma mi ha detto anche che una volta riagganciata l’aria avrei avuto vento forte come gli altri, ma con un angolo migliore per navigare in ortodromica ad alta velocità”. Davanti alle Azzorre, Vento di Sardegna matura già 80 miglia di vantaggio sugli avversari e dopo 19 giorni 9 ore e 40 minuti (a una velocità media di 7,6 nodi) “Le Sarde” ormeggia trionfante a Point-a-Pitre, mentre il suo avversario Luc Coquelin, grande veterano della Route, è ancora in mezzo al mare.

L’UNICO NON FRANCESE

Nelle altre categorie, i vincitori sono tutti “cugini”: Franck Cammas su Groupama3 ha vinto nella classe Ultime (maxi multiscafi. Tra gli IMOCA 60, Roland Jourdain su Veolia Environment ha chiuso in testa, mentre in classe Multi 50 è Lionel Lemonchois il leader, su Prince de Bretagne. Tra i Class 40, ha vinto Destination Dunkerque di Thomas Ruyant.
Eugenio Ruocco