L'architetto Michele De LucchiIl bello non ingombra lo spazio: la visione di Michele De Lucchi, architetto e poeta delle forme levigate

by Gaia Grassi
photo Giovanni Malgarini

Il progetto del padiglione più visitato di Expo Milano 2015 porta la firma dell’architetto Michele De Lucchi. Quel Pavillon Zero che introduceva la visita del sito espositivo svolgendo il delicato compito di spiegarne il significato primo. Suo anche il “non-allestimento” del nuovo Museo della Pietà Rondanini, all’interno del Castello Sforzesco di Milano, che accoglie l’ultimo capolavoro di Michelangelo Buonarroti. E si tratta solamente di due dei suoi lavori dei quali più si è parlato in questi mesi.
Ma basta cambiare settore e passare a quello della nautica per annoverare un suo terzo progetto degno di nota: quello dello stand destinato ai saloni nautici di Azimut Yachts, presentato durante il Cannes Yachting Festival 2015. Un passo che segna un avvicinamento di Michele De Lucchi al mondo dello yachting e che ovviamente ci ha molto incuriositi. Tanto da andarlo a trovare nel suo studio milanese “aMDL”. Ad attenderci, in un ufficio totalmente in legno, un uomo che da subito si è rivelato la pacatezza fatta persona, con una voce leggera, quasi timida, e con il viso adornato da una lunga e folta barba che sembra un’opera d’arte e che, voci dicono, sia stato lui stesso a disegnare.
«Acqua e sole. L’architettura, come la vita in generale, gira intorno a questi due elementi che sono le linee guida di ogni mio progetto» spiega Michele De Lucchi. «L’immagine che mi si presenta automaticamente ogni volta che penso all’acqua è quella dell’acqua che scorre e che leviga. C’è un racconto indiano che amo in particolare nel quale un maestro indù raccomanda al proprio allievo di diventare come un sasso di fiume: levigato e che permette all’acqua di scorrere senza incresparla.
Ecco, per me le forme levigate sono quelle che più si addicono alla mentalità contemporanea di un mondo che ha bisogno di fluire senza far increspare l’acqua, senza creare momenti di tensione». E, in effetti, sia il padiglione di Intesa San Paolo da lui progettato per Expo 2015 (che non a caso si chiama Waterstone, ndr), sia l’UniCredit Pavillon che domina la futuristica piazza Gae Aulenti a Milano, sono la perfetta trasposizione di questo concetto in forma architettonica.
E poi il sole. «È ciò che attiva ogni processo vitale: senza luce non può esistere alcunché. Ma dal sole bisogna anche difendersi. Da qui la mia continua ricerca di effetti di ombreggiamento, fatti di penombra e di luci controllate». Proprio come nel progetto degli stand per i saloni nautici di Azimut Yachts. «La riconoscibilità delle strutture, delle luci, dell’atmosfera e in generale della qualità ambientale rimanda all’esperienza sensoriale e materica delle barche e crea una forte identità direttamente comprensibile dal visitatore. Abbiamo pensato a questi spazi come veri e propri salotti, accoglienti e ariosi, legati alla natura circostante grazie alla luce filtrata e ai materiali naturali».
Come potrebbe essere quindi uno yacht che porti la firma di Michele De Lucchi? «Devo ancora trovare la giusta formula mentale per entrare in una vera e propria visione di questo tipo. Ma se ci penso vedo tagli di luce secca e una luce soffusa di penombra tutta intorno. Come nei ricordi di bambino ambientati in casa, in cui le atmosfere sono quelle rarefatte date dalle veneziane socchiuse. E poi immagino una serra o a un giardino d’inverno. Uno di quegli spazi insomma che non sono trattati dal punto di vista della temperatura, ma in cui si possa godere l’effetto naturale dell’ambiente e che risulti emozionalmente confortevole.
Infine, ovviamente, vedo tanto legno. Devo ammettere di avere un problema con la plastica», afferma sorridendo l’architetto. «Due temi a me molto cari sono quelli della naturalizzazione e della temporalità degli oggetti: la natura è un concetto in movimento. Qualsiasi materiale, forma, edificio o essere vivente vive un processo di continua trasformazione e di adattamento al proprio ambiente: tutto è evoluzione, come sosteneva Darwin.
Un progetto quindi non deve essere “senza tempo”, come spesso è richiesto che sia, ma deve vivere trasformandosi nel tempo, perché non si può non invecchiare, ma è un dovere invecchiare bene. Ecco, la plastica non invecchia bene, il legno sì. E poi? E poi, una volta finito, guarderei il risultato e capirei cosa poter eliminare. Perché l’errore più grande che un architetto possa fare è ingombrare lo spazio. Inutilmente».
L’architetto Michele De Lucchi

L'architetto Michele De Lucchi: «Acqua e sole sono le linee guida di ogni mio progetto»
L’architetto Michele De Lucchi: «Acqua e sole sono le linee guida di ogni mio progetto»

Uno schizzo del Pavillon Zero all’Expo 2015 di Milano
Uno schizzo del Pavillon Zero all’Expo 2015 di Milano

Uno schizzo dello stand di Azimut Yachts
Uno schizzo dello stand di Azimut Yachts
«Amo il legno e non la plastica perché il legno invecchia bene»
«Amo il legno e non la plastica perché il legno invecchia bene»


Uno spazio esterno del padiglione Intesa San Paolo a Expo 2015, la piantina del Decumano a Expo 2015 e lo stand progettato per Azimut Yachts
Uno spazio esterno del padiglione Intesa San Paolo a Expo 2015, la piantina del Decumano a Expo 2015 e lo stand progettato per Azimut Yachts